SELBSTBEZICHTIGUNG / AUTODIFFAMAZIONE

SELBSTBEZICHTIGUNG / AUTODIFFAMAZIONE
Info

1 ora

Teatro i

Teatro i
via Gaudenzio Ferrari 11, 20123 - Milano (MI)

Genere: drammatico

Prezzo intero: € 18,00

Prezzo con tessera EaT: € 9,00

Prezzo con coupon EaT: € 3,00


Note:

von/di Peter Handke
Übersetzung/Traduzione Werner Waas

mit/con Lea Barletti, Werner Waas
Harald Wissler (Musica/Musik)

(Tedesco-italiano con sovratitoli/ Deutsch-Italienisch mit Übertiteln)

La trama

“Ich bin nicht, was ich gewesen bin. Ich bin nicht gewesen, wie ich hätte sein sollen. Ich bin nicht
geworden, was ich hätte werden sollen. Ich habe nicht gehalten, was ich hätte halten sollen”


“Io non sono quello che sono stato. Non sono stato come avrei dovuto essere. Non sono diventato
quel che sarei dovuto diventare. Non ho mantenuto quel che avrei dovuto mantenere.”

 

“Selbstbezichtigung/Autodiffamazione“ è un gioco che sospende, almeno per la durata
dell’esperienza comune di sessanta minuti, i confini fra spettatori e attori. Un grosso ruolo gioca in
questo la mancanza totale di azioni narrative e l’esporsi degli attori come rappresentanti
dell’umanità radunata per l’occasione, insieme alla loro capacità di lasciarsi guardare nel loro
rapporto con il testo che risulta stranamente familiare e inquietantemente conosciuto a tutti.
Selbstbezichtigung/Autodiffamazione è un antidoto contro le futilità, la superficialità, contro la
sensazione di rumore diffuso. E’ uno spettacolo nato dal nostro desiderio di concentrazione, di
precisione, che sviluppa proprio in virtù della sua urgenza autentica e della sua fiducia nei propri
mezzi un alto grado di efficacia. Esiste un bisogno di precisione e di contatto reale. Ed entrambi
hanno bisogno di tempo, forse addirittura di lentezza nel rapporto con il mondo, il ché suona quasi
scandaloso. Abbiamo scelto apposta un testo degli inizi della cultura Pop, sotto la quale oggi sta
sepolta qualsiasi altra cosa. Questo testo è una porta attraverso la quale si può entrare, ma anche di
nuovo uscire. E’ uno strumento per il movimento.
La scelta del bilinguismo, con gli “abiti” linguistici diversi dei due attori, fatti di suoni, ritmi,
tonalità e musicalità differenti, rende inoltre particolarmente visibile l’estraneità, la lingua come
abito, e abitudine, che ci viene fatta indossare quasi “per forza”, una lingua frutto dell’educazione,
una lingua che non basta mai e che cerca sempre, attraverso la descrizione minuziosa, attraverso
parafrasi, o appunto attraverso una traduzione, di tirare fuori dal guscio l’essenza non dicibile.
Lo spettacolo mostra in tal modo che cosa è la lingua, cosa può essere, producendo
contemporaneamente un potenziale di pensiero non integrabile e non camuffante, ma essenziale,
agonistico e provocatorio: qualcosa di cui il nostro presente ha bisogno.

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